domenica 24 novembre 2013

Light up the week!


Accendiamola, questa notte (cioè Venerdì notte) e diamo inizio alle feste! Non mi sono mai piaciute le feste natalizie, ma da quando sono lontano dalla mia famiglia, le adoro. È un misto di nostalgia e comunque affetto, perchè mi ricordo tutti i bei momenti passati assieme. Una sensazione positiva, tutto sommato. E molto consapevole.
Il fatto è che ora sono qui e faccio una vita tutta nuova, tutta mia, che ho voluto io, quindi la nostalgia sarebbe un sentimento sbagliato. Diciamo che penso all'Italia, con tanto affetto, ma qui ci sto davvero bene. E poi le mie settimane sono sempre dense di piccole cose, che tutte contribuiscono ad accendere (di divertimento) la settimana, ogni settimana, e non solo una notte. 
A parte rimanere incasinata con Skype, che mi ha preso molto tempo e mi ha abbattuto un pochino (mi hanno piratato il profilo - che ora non esiste più) ho fatto tante piccole cose che hanno dato senso e significato alle mie giornate. Il mio scopo è quello di andare a letto, ogni sera, e sentirmi soddifsfatta. Anche qusta settimana è andata così.

Lunedì innanzitutto è arrivata in studio una nuova ragazza, molto qualificata e professionale, oltre che simpatica. A casa, invece, ho deciso di prendere in mano dei libri di cucina che avevo già e ho deciso di imparare a fare le famose (in America) "casseroles". In pratica, mentre sfogliavo, mi sono resa conto che si tratta di un mischione di tutto ciò che giace in frigo, che poi viene sbattuto in forno. E dopo quello, una volta freddo, puoi anche surgelarlo. Viva mamma America!
Io ho fatto una sorta di gattò di patate e yams, con prosciutto e formaggio. Molto buono.

Martedì è stato un giorno molto intenso al lavoro, anche perchè il mio studio ha ricevuto un importante riconoscimento dal City Council (dal Comune) e io sono stata portata nella sala consiliare, con loro, a fare le foto "ufficiali" dello studio. Per fortuna sono riuscita a farne una stupenda, e altre buone. ma non è stato facile, per nulla! C'erano fari in ogni angolo, quindi riflessi a manetta.
A rilassarmi ci ha pensato mia madre, con i suoi simpaticissimi esperimenti (riusciti) di emails. Riceverle da lei è davvero una gioia per me. Non è certo facile per lei, che non sa usare benissimo il computer.

Mercoledì è stato il temutissimo giorno del black-out di 17 ore, per motivi di lavori in zona. Ora, io sono rimasta scandalizzata dal numero di ore, ma devo ammettere che non ne ho praticamente risentito. E poi mi è stato detto che non è stato così lungo. Io ho avuto solo qualche problema al mattino, a colazione. Ma l'unica cosa elettrica che dovevo usare (a parte internet, per la radio sull'iPad) era la mia bella moka elettrica per fare il caffè. Il problema è stato risolto a monte, la sera prima, facendo il caffè in anticipo e poi scaldandolo al mattino, sul gas. No drama, quindi, e per truccarmi ho usato una candela, anche se l'operazione non mi prende più di un minuto. 
Alla sera, posto che avevano detto non ci sarebbe stata elettrcità fino alle 8, ho fatto in modo di rimanere in studio più a lungo e poi di andare fuori a cena con Marcella. Siamo andate in un posto Thai, molto buono, chiamato Little Bangkok. Lì ho chiesto un insalata col pollo e ho preso coraggio chiedendo "piccante 10". Devo ammettere che mi ha purificato completamente, era buona, non ho sofferto troppo, ma l'insalata era piena di semi di peperoncino, che davano una croccantezza molto insolita. Perturbante, oserei dire. Ma sono sopravvissuta e dopo cena siamo anche andate ad un evento Internations lì vicino. Si tratta di un'associazione che organizza happy hours o cene tra professionisti stranieri, da tutto il mondo. Ho sempre modo di conoscere gente interessante, e stavolta ho anche incontrato un ingegnere di Genova, Alessio, molto simpatico ma anche molto pendolare, tra Ita e USA. È sempre interessante confrontare le esperienze di noi Italians all'estero. Molto istruttivo. Dopo "una certa" (espressione che mia sorella odia, ma non usavo da un po') ho dovuto tornare a casa, per cucinare in anticipo un antipasto per una cena di Thanksgiving tra amici. Ho fatto delle polpette di manioca e cavolo, con formaggio, visto che ognuno doveva portare qualcosa.

Entriamo quindi nel giovedì prima di Thanksgiving, che in studio era un giorno speciale. A pranzo i capi hanno fatto un bel discorso, sempre legato ai 25 anni di attività, e poi abbiamo assistito ad una presentazione su di una conferenza organizzata a Pittsburgh, sul tema delle ex città industriali. Si chiamava Remaking Cities Congress.

Su quella presentazione ci ho lavorato molto in settimana, ed è andato tutto bene. Per me è stata un'ottima occasione di approfondire la mia conoscenza su Pittsburgh e capire molte dinamiche urbanistiche, con esempi da tutto il mondo. Si parlava persino del caso di Torino, città che amo decisamente. Era una collaborazione mondiale, con molti contributi dall'Europa. pensate che era coinvolto anche il Principe Carlo, da Londra, con tutti gli onori, perchè 25 anni fa era a Pittsbyrgh per la prima conferenza, e pare (l'ho scoperto solo ora) che sia coinvolto in associazioni di buona progettazione urbanistica, e che si sia dato da fare per migliorare molte città ex-industriali in Gran Bretagna. Bravo Principe!


Alla sera, la cena da questi amici è stata deliziosa, divertente e super welcoming. Tutti hanno detto grazie per qualcosa, nella migliore tradizione di Thanksgiving, ma tutto era messo sul ridere. Il cibo era buonissimo e c'era anche un tacchino enorme, proprio come nei fumetti. Era semplicemente perfetto, un'ottimo modo per dare inizio alle festività. Meno impegnativo che con le famiglie, e comunque molto significativo lo stesso. Una cosa da amici, sincera e simpatica.  
La casa degli ospitanti era in una zona di Pittsburgh che non avevo mai visto (si chiama Troy Hill) ma che rivisiterò ancora con calma. So che c'è una chiesa con il maggior numero di relique di Sant'Antonio, che nemmeno a Padova. Tutti, soprattutto i non cattolici, mi dicono di andare a vederla. Sono curiosissima. Quella sera era già notte, e non ho visto molto. Ho capito però che era molto in collina, con vista su fiumi e Downtown da fare invidia a chiunque. E le casette hanno un loro carattere molto continuo lungo le strade. È stata una biciclettata davvero piacevole.

Venerdì invece era il giorno della Light-Up night. In pratica, tutta Pittsburgh si accende a Natale, con tanto di fuochi artificiali. C'è il solito party sul ponte, pieno di persone e di bancarelle di cibo, nonostante il freddo.
Prima di andare lì, l'appuntamento coi miei amici era all'Andy Warhol Museum, stupendo come sempre, e appena rinnovato nel foyer e nel book-shop. Ora, considerando che si tratta di Andy Warhol, nel bookshop puoi trovare ANCHE libri, ma per lo più vendono cose inutili e scandalose. Adoro quel posto perchè si trova davvero di tutto, dai vestiti all'oggettistica, e tutto è decisamente "troppo" o perlomeno "oltre". 
Al museo c'era una sorta di happy hour (si poteva bere un paio di birre) ma io dopo la serata di giovedì non avevo certo voglia di bere nient'altro.

Ho conosciuto un disegnatore/illustratore davvero bravo e simpatico, David Pohl, con il quale si è parlato di Pittsburgh, con scambio di idee e posti da visitare molto interessante. Non so quanto sono rimasta lì, ma penso quasi tre ore, e il tempo è volato, molto piacevolmente. E ora ho una check list di cose da vedere a Pittsburgh che non finisce più. Awesome!
Poi passeggiata sul ponte e fuochi d'artificio, di cui ho messo il fotomontaggio prima. 

questo è uno dei lavori di David. 
Era un immagine per uno studio scientifico sull'interazione tra fertilità della donna e l'umore.
Se volete vederne altri, bellissimi, clikkate qui.

Sabato è sempre il giorno della pulizia, ma non solo. Innanzitutto sono andata, molto presto, ad una Rummage Sale, organizzata dalla mia Chiesa. Rummage significa tipo rovistare, quindi potete immaginare di cosa si tratta: una sorta di bolgia di chincaglierie che costano poco o nulla, ma dove puoi trovare sempre qualche perla rara. Prima di tutto, vi metto un'immagine dello spazio. Cioè, metà dello spazio, perchè non riuscivo ad includere tutti i banchetti. Era gigante!
poi un dettaglio, all'inizio, che mi ha fatto temere il peggio. Per fortuna è stato solo un attimo di debolezza, da parte di qualche perpetua.
E ora veniamo ai miei acquisti. Innanzitutto cose per la casa. Ho avuto modo di comprare, per 50 centesimi, un vecchissimo (anni 50?) stendino NUOVO, mai usato, ancora incellophanato, apposta per far asciugare i maglioni. Ragazzi, è il futuro del passato delle casalinghe! È geniale e mi serviva proprio! Si apre, si onta la retina di nylon, si attacca alla vasca con delle ventose, e poi si stende il maglione, che non si deforma. Mamma: questo non ce l'hai nemmeno tu!



 E ora il trionfo delle patacche. Ho avuto il buon cuore di mettere quasi tutto in una foto, per salvare spazio e tempo. Ho comprato due bicchieri da vino, per arrivare ad un totale di 6, perchè meno di sei persone non vengono, alle mie cene.
Poi vedete una tazza della marca Hershey's, famosa per il cacao e ora anche per cioccolati spaventosi. Io mi fermo alla polvere di cacao. Poi un piccolo mappamondo, tanto per ricordarmi che sono dalla parte opposta a voi. E poi... un tacchino di Thanksgiving! Un tacchino Father Pilgrim, suppongo, che non potevo non mettere nella mia collezione di uccelli.


Il pezzo di cui vado più fiera, però, è un libro che solo io e la mia Nonna potremmo leggere e comprare. A me è costato $1. Si tratta di storie assurde, balenghe, curiose, riguardanti "scene dai letti di morte, conversioni straordinarie e incidenti di viaggio". Ma la cosa più incredibile, e magari mi sbaglio, è che il libro ha un copyright (e una consistenza) del... 1885! Possibile che io abbia tra le mani un libro così strambo e così vecchio, per solo un dollaro?
Mi rammarico solo che è in inglese, perchè lo avrei spedito subito alla mia nonna, avida di letturacce come me. Mi ricordo ancora quando cercavo i libri più assurdi nei remainders di Milano, per poi mandare tutto a lei, una volta passata la mia censura. Censura che funzionava al contrario: se non era abbastanza strano e inconveniente, non valeva la pena di leggerlo. Che la nonna fa fatica a leggere, vorrai mica farle fare fatica per nulla!

Un altro pezzo che ho preso, anche se ho una lista molto più nutrita, riguardante gli elettrodomestici (che mamma e nonna si spartiranno a Natale) è questo sbattitore elettrico NUOVO, e recente, mai usato e tutto incellophanato anche lui. Tanto valo provare, no? e poi mi serve per la pizza e il tiramisù, quando mi vengono richiesti. Lo proverò a breve. $5. Chissà quanto dura. L'ho preso alla Rummage Sale solo perchè era intonso, e mi serviva.

Ho comprato anche una pirofila Pyrex e un piatto di vetro, con decori, in caso di ospiti. 
Velocemente, ecco altri due libri: quello a sinistra viene da Amazon, e penso che mia sorella lo vorrebbe sfogliare spesso. È davvero interessante, più di cultura, che di ricette, e mi è stato spedito da Manchester, UK. Dentro ci ho trovato uno scontrino della spesa, del 2011! 

Il libro sulla destra l'ho trovato alla Rummage Sale, e non potevo non comprarlo, con cotanto maschio americano in copertina. È un incrocio tra Antonio Albanese e Gerri Scotti. 
La mia missione, d'ora in poi, è capire quale sia la cucina americana, pizza e cibo cinese a parte. So già che troverò cose interessantissime. 


Sotto: con la farina di manioca che ho preso, ho inventato una sorta di marzapane interessantissimo. La consistenza è quella del marzapane classico, ma più soffice. C'è solo aroma di mandorle che, per come l'ho dosata, richiama decisamente la mandorla ma non così esageratamente come nel marzapane. E poi zucchero e un pelino di ginger. È buonissimo, sembra un confetto delicato e morbido, ma devo capire bene in che forma farlo: forse è meglio a biscottini singoli, perchè a forma di pane, da tagliare a fette, è meno piacevole. Nella foto l'ho tagliato a bocconcini, infatti, ed è meglio.


 Dopo la vendita di beneficienza sono andata di filato a vedere una mostra in Downtown. In realtà ero lì per seguire un workshop di decorazioni natalizie, fatte con meteriali di riciclo. Poi però ho visto che la galleria ospitava dei pezzi stupendi. Ho recensito tutto sull'altro blog: eccolo qui. Vi metto un paio di foto che ho fatto, solo per rendere l'idea: erano pezzi elegantissimi, tutti ottenuti da legni riciclati da palazzi demoliti, oppure da alberi abbattuti in contesti urbani.


Avrei invece dovuto cominciare con dirvi della grande cena a base di risotto che ho organizzato a casa di Eric (nella foto, con Mister Martin - il gatto) Eravamo in 4 amici al bar, come diceva la canzone, e io ho fatto risotto al vino rosso, per tutti. È piaciuto moltissimo e la serata è stata una intro stupenda per il resto della settimana.


Voglio esagerare e continuerò col dirvi anche che sabato sera, ieri sera, sono andata al cinema con un amico, a vedere un film del Three Rivers Film Festival. Volevamo andare ad un concerto, ma io ho pasticciato coi biglietti (cioè, non li ho presi...) e alla fine siamo andati a vedere un film in bianco e nero, muto, con un'orchestra che suonava la colonna sonora dal vivo, in sala. È stato pazzesco, davvero stupendo. Il film, del 1924, era molto interessante e il titolo era: HE who gets slapped, ossia LUI che si fa schiaffeggiare. Una storia un po' drammatica, ma interessante, su questo professore che diventa clown, quando il suo nemico gli ruba le teorie alle quali stava lavorando.
Noi siamo andati lì ma eravamo pronti a scappare in qualsiasi momento, appena fosse diventato troppo noioso. Ma alla fine siamo rimasti fino alla fine, perchè era stupendo. Una scoperta, davvero! E questa orchestra, con tre persone, suonava una musica adattissima, per un'ora e mezza, cambiando strumenti e tenendo il ritmo perfettamente. L'orchestra stessa, da Boston, ha composto la musica per il film. Ogni anno vengo a PGH per il Three Rivers Film Festival. 
Ma come fa Pittsburgh a riservarti sempre così tanta bella roba, tutto una cosa dietro l'altra?!?!

Wow... ora mi devo preparare al resto della settimana. E quest'anno Thanks Giving (quello vero, giovedì) sarà stupendo, tutto in... family! Vi racconterò a tempo debito.
Per ora saluto tutti, inclusa la mia ciurma milanese, che nonostante mi fossi ripromessa di non sentire questo weekend (a causa di Skype) poi ho chiamato e ho voluto sentire tutti tutti. 

Perchè qui ci sto bene, ho scelto io di venirci. Però la famiglia è la famiglia...



sabato 16 novembre 2013

Regular maintenance

La lavanderia mi ispira, come alternativa allo scrivere da casa o da uno Starbuck. Strano ma vero, nella mia zona non ci sono Starbucks a portata di mano e il più vicino è solo in Downtown. Per carità, mi basterebbe attraversare il fiume, ma significa comunque lasciare la mia zona, dove tutto quello che mi serve è a due isolati di distanza. Tutto, meno Starbucks...

Il titolo sta a significare che questa settimana è stata abbastanza tranquilla, a parte una spruzzata di neve notturna, subito dimenticata coi 15 gradi di oggi. Mercoledì sono andata ancora a fare volontariato, per una conferenza dove un architetto afroamericano parlava della sua esperienza di vita. È il primo architetto afro, nonchè pluridecorato nel nostro campo, nonchè l'artefice della sistemazione di Atlanta per le Olimpiadi del '96. 
Penso che nessuno se le ricordi, quelle Olimpiadi, ma io si. Forse anche mia sorella, visto che era estate ed eravamo dalla Nonna Rita. Io avevo 9 anni e mia sorella 7. Il nostro televisore (un Mivar...) all'epoca ancora in bianco e nero, quell'estate prendeva un solo canale: RAI UNO. Il che per noi era sufficiente, posto che dovevamo vedere la Signora in Giallo a pranzo e qualcos'altro a merenda nel pomeriggio. Di solito c'erano i cartoni di Solletico, ma quell'estate c'erano le Olimpiadi, presentate da un sempre eccitatissimo Fabrizio Frizzi. Non è facile rimanere eccitati durante i tempi morti delle Olimpiadi, tra una gara e l'altra, ma lui era sempre così gasato che coinvolgeva anche noi, che non capivamo nulla e stavamo li solo per leggere i nomi strani degli Ucraini, o degli Svedesi. La Nonna lasciava fare, controllando ogni tanto se c'era qualcuno di Italiano, ma senza capirci nulla nemmeno lei.
E poi la sigla: a parte la mascotte di Atlanta '96, molto buffa, c'era questa intro dopo ogni pubblicità. Faceva: "Atlant-tam-tam... Atlant-tam-tam" e io e mia sorella saltellavamo sul pavimento di pietra cantando lo stesso ritornello, tutte esaltate. Ridicolo, ma vero.

Ascoltare l'architetto che ha disegnato tutto, per le Olimpiadi (anche le grafiche per gli sport e per la segnaletica) mi ha fatto un buffo effetto. Mostrava foto delle torri luminose con cui ha ridato vita ad Atlanta. Mostrava gli stadi, foto delle Olimpiadi. E poi tutto il lavoro di una vita. Oscar Harris, cresciuto a Pittsburgh, che poi ha abbandonato appena ha potuto, per Atlanta. Qui è diventato un favorito del settore pubblico (a sua detta, il settore privato ancora lo snobba, siccome "di colore"). 
sopra, il libro che presentava mercoledì sera, tutto su di LUI

La sua presentazione è stata un trionfo dell'ego mostruoso che solo un architetto può avere: "Io, io, io, me medesimo: ho detto, ho fatto, comandavo qui e ordinavo lá".  Era quasi ridicolo. E il pubblico era invece  abituato a sentire discorsi molto più coinvolgenti per la comunità: ci si aspettava progetti che aiutassero la comunità afro a riemergere. Magari qualcosa di più su Pittsburgh e sull'Hill District. Invece quella era la storia di un self made man, uno che si è fatto da solo, che balbettava tremendamente da giovane e ha avuto solo tanti colpi di fortuna, che ha saputo sfruttare benissimo. 
A chi gli ha chiesto cosa si poteva fare per aiutare la comunitá Afro americana, lui si è limitato a dire -in pratica- di farsi valere e tirarsi fuori dai guai da soli. Ha piantato un'invettiva contro i giovani e i pantaloni bassi, sostenendo che il livello di probabilità di essere assunti è pari al livello del cavallo dei pantaloni. Finchè vai in giro con le chiappe fuori e il cavallo alle caviglie, nessuno mai investirà su di te. Uguale per il quartiere: se lasci la pattumiera ovunque, fuori in strada, nessuno si prenderà cura del quartiere, o vorrà investirci. Quindi ecco: se siete nella cacca, pulitevi da soli e tirate l'acqua dopo. Il pubblico era incredulo.

Ora, io credo che il discorso fosse giusto, ma bisogna riconoscere che ci vuole più impegno anche da parte delle autorità e del comune. Non puoi pretendere che la comunità, piena di droga e criminalità, magicamente si rialzi da sola. Semplicemente non avviene. Come architetti, possiamo fare progetti che invoglino la comunità a prendersi cura dei luoghi, o progetti che si impegnino a creare luoghi di raccolta, dove le persone possono produrre (insieme) buone idee. Anche per tirarsi fuori da soli, ma è innegabile che la municipalità debba dare una mano. 

A parte questo evento, la settimana è stata carina. Ho potuto organizzare il viaggio di Natale, quando andrò in Michigan e riunirmi con la famiglia Americana di lì e ne sono entusiasta.
Ho anche dato una mano a rinfrescare il logo di un'associazione dove opera un'amica. Gli serviva la versione Natalizia dello stesso. È venuto bene, devo ammettere e sono soddisfatta.
Poi dovrò pensare anche io a qualcosa per il mio Natale, graficamente parlando. Mi piace fare un'immagine da mandare a tutti i miei amici, o da postare su Facebook. Vedremo.
Ora ho finito di stendere i panni, a casa, e sono pronta per il resto del weekend. Andrò a vedere dei murales in una chiesa, con Marcella, e poi stasera a cena con amici. Domani Mondo Italiano, Italiano Espresso per due risate e poi forse mi fermo nella mia vecchia zona, a fare un paio di saluti. Vedremo come va. 

Niente di nuovo sul fronte occidentale, per citare un libro abbastanza famoso. Tutto procede correttamente e sto anche trovando il tempo di rilassarmi un attimo.
Spero che anche voi, in Italia, possiate fare lo stesso. Io seguo sempre quello che succede da voi, via TG1, ma mi pare che siamo sempre lì, come sempre, sull'orlo di una crisi di nervi, più che di una crisi vera. Cioè, vedremo: sono così stufa "di noi" che non so più che dire: vedremo!

Settimana prossima, tanto per mettere le cose in chiaro, mi iscrivo definitivamente all'AIRE, e sarò residente negli States. Poi vedrò di fare in modo che la mia esperienza qui sia professionalmente intelligente. Vorrei fare un paio di esami e certificazioni. Vedremo vedremo.

Un abbraccio!

sabato 9 novembre 2013

Galas a go-go



In effetti non ho più potuto scrivere molto, con tutti i party e Gala che mi sono capitati. Attenzione, non è che ho party e Gala ogni settimana. Questa è stata molto intensa a cominciare da sabato.

Ma prima di parlare del gala, vi metto due foto di roba "lasciata in sospeso":
L' operazione "corvo" è ufficialmente cominciata.
Because black, is the new black. Period.

Uno degli ultimi pani fatti: si ricomincia col pane alla zucca!
Spolverato con cocco.

Torniamo a noi ora. Il Gala era di lusso e io avevo messo il mio vestito in valigia ad agosto. Con scarpe abbinate. Per il mio compleanno ho persino ricevuto una bellissima borsetta che per caso era esattamente uguale al colore del mio vestito: invaligiata pure quella. E a quel punto la valigia sarebbe stata pronta così, con solo quelle tre cose. Aspetto questo Gala, che è annuale, come se fosse Natale o Thanks Giving. Mi diverto da morire ad intrattenere le persone, che sono tutte architetti, costruttori, community leaders, professionisti, designer, urbanisti... Nessuno mi conosce, ma tutti in qualche modo si ricordano poi di me. Quest'anno ero principalmente in compagnia dei miei amici Greg, Doris ed Eric. Più mille altre persone che conosco, tramite i lavori nello studio. Il party è stato organizzato dal Design Center di Pittsburgh. C'erano i fotografi ufficiali e quelli dal Tribune Review, un giornale locale. Così sono finita sul giornale, quest'anno. Qui potete vedere tutto lo slide show. Vi metto subito la foto che volete vedere: me (quanta modestia…!)

Il vestito era quello della laurea e il fotografo è diventato matto a calibrare la macchina sul colore. Mi ha fatto 10 foto, senza motivo, solo per calibrare la macchina. Ero la sua cartina tornasole. Questi party sono bellissimi e c'è un buffet con cibi di vario genere, dagli antipasti ai contorni, per finire con dolce e caffè. Questy parties sono una vera macchina da Guerra. Vino americano a volontà, ovvio. Il biglietto per partecipare costa, ma è importante andarci. È il migliore modo per fare Public relations che servono. Non so ancora a cosa, ma servono.

Domenica abbiamo cambiato l'ora, potendo dormire una in più. In Italia la cambiate prima di no. (L’anno scorso ero diventata matta, visto che il mio pc aveva l’ora Italiana e continuavo a fare confusion coi fusi orari). Io ero troppo contenta del party ed entusiasta com'ero, ho dormito due ore in meno. Primo, non volevo proprio andare a letto del tutto! Secondo, quando si fa festa così, si resta davvero carichi di energia. Ci si sveglia felicissimi e pronti per nuove avventure. Dopo il party, coi miei amici ci eravamo fermati nel pub dell'Hotel Wyndham, dove era stato organizzato il Gala, per concludere la serata. Ce ne siamo andati solo quando ci hanno cacciato, per chiudere baracca.

Domenica alle 11 avevo il mio solito appuntamento coi "ragazzi" che vogliono parlare italiano. Ho scoperto che Giovanna ha 87 anni, mica 70 come pensavo. È una donna simpaticissima. Poi ci sono anche altre persone più giovani, ma lei è fenomenale. <<Brava, Giovanna. Brava!>>

La settimana in studio è stata abbastanza frenetica per preparare l’altro party importantissimo: quello dello studio. Abbiamo gloriosamente celebrato 25 anni di attivitá e uno dei miei diversi compiti era preparare, stampare e appendere una mappa lunga 5 metri, con tutti i nostri progetti localizzati nella regione di Pittsburgh.
È venuta benissimo ed è stupenda. Resterà lì “per sempre” e la dovremo aggiornare di volta in volta. In più, dovremo mappare ancora molti progetti, che essendo magari vecchi di 20 anni, è difficile localizzare con l’indirizzo. Che ci serve, siccome poi tutto viene caricato in un software che crea la mappa.
In preparazione del party abbiamo dovuto pulire tutto lo studio, fare posto per il catering... Alla fine tutto era perfetto e abbiamo davvero dimostrato che siamo uno studio bellissimo e fantastico. Si lavora sodo, a volta “fa persino male”, ma poi la soddisfazione è grande. I miei capi lavorano tantissimo e li ammiro molto. Non sono di quelli che “scaldano la sedia”. Hanno molta energia e a volte li sento sbuffare di fatica, a fine giornata. Vi posso assicurare che mi dispiace moltissimo, e la stima che ho per loro sale ancora di più. Sono degli eroi, e lo dico disinteressatamente. Lo sono e basta. Buon 25esimo anniversario, studio!

Ma siccome non sono mai soddisfatta e mi piace cogliere il momento quando è giusto, e posto che era da molto che invitavo degli amici della mia età a casa (ma non riuscivamo mai a combinare, per davvero) ho pensato che venerdì 8 fosse il giorno giusto per realizzare la famosa Italian Dinner per loro. Ho cucinato in anticipo alcune cose, e alla fine il menu era glorioso. Nonostante I mezzi ridotti (poche pentole, per ora, e un po’ piccole) sono riuscita a sfamare 10 persone con:
  • Crostini all’origano e aglio, con sughino di pomodoro
  • Patate al forno, con rosmarino
  • Olive (vabbè, sottaceto!)
  • Crespelle con coste formaggio e prosciutto (fatte a rondelle, come assaggio)
  • Pasta e fagioli, con sugo di pomodoro e cipolle
  • Biscotti allo zafferano

È finito TUTTO! Non c’era nemmeno un maccherone avanzato, nemmeno un biscotto o un crostino. È stato un successo clamoroso davvero, tutti si sono divertiti e il mio salotto non è mai stato così gioioso. Ho anche fatto una piccolo presentazione di cose con cui si cresce in Italia. Il titolo era: "What if it was us, but… Italians!" Abbiamo tutti più o meno la stessa età ed è stato buffo confrontarsi con loro mostrandogli I cartoni, la musica, le merende, I film e gli eroi che anno formato noi nati negli anni 80. Dalle Big Babol a Lady Oscar, passando per Bud Spencer (e la pasta e fagioli) tutto è stato bellissimo e stradivertente. Tutti hanno inoltre adorato la casa, ovvio. Ecco un autoscatto che ci ritrae tutti:

e un po' di slides dalla presentazione:


Sabato mattina però mi sono svegliata con calma, alle 9:30. Non mi sentivo proprio al top: è stata una settimana massacrante per certi versi, ma con la mia super organizzazione, sono riuscita davvero a fare miracoli, e a fare risultare tutto bello e "felice". Ieri pensavo al mio nome, che significa “colei che dà la beatitudine”. È vero: mi è sempre piaciuto dare agli altri quello che vogliono, farli star bene. È importante saperlo fare, perchè penso sia anche la chiave del successo da un punto lavorativo. Lo step successivo sarà convincere gli altri che quello che gli dò (progetti, idee) è proprio quello che vogliono. Non sono ancora a quel livello: per quello ci vuole una buona reputazione e bisogna essere più stimati. Ci sto lavorando. Per ora  mi interessa costruire una solida base di reliability, ossia di credibilità, solidità, precisione. Voglio che la gente si fidi di me, anche perchè è un buon modo per far sì che io stessa mi fidi di me. Non che abbia dubbi, ma mi piace andare coi piedi di piombo. “Sognare grosso” ma costruire piccolo - piccoli pezzi per volta.

Filosofia a parte, poi viene questo weekend, durante il quale vi scrivo. Ora è sabato sera e sto per andare a vedere un film titolato Eurocrime, del 2012, produzione Italia-USA. È un documentario sui film polizieschi Italiani, o basati sull’Italia. Penso sarà interessante, vi dirò di più prossimamente. 
Oggi ho principalmente fatto regolare manutenzione in casa e scoperto che la lavapiatti in effetti non funziona PROPRIO PER NULLA. Più che l’allagamento, ho rischiato un incendio, perchè faceva una puzza di bruciato tremenda. Non ho potuto finire il ciclo, e alla fine ho lavato a mano. Niente di male, tanto non la userei comunque. I miei padroni di casa hanno detto che se voglio me la comprano nuova, ma io ho detto che davvero, non la uso! Quindi bene così. La userò come storage, cossia tipo credenza, che mi serve certamente di più.

Una cosa che ho fatto, subito dopo pranzo, è stato andare velocemente nello Strip District a vedere un mercato pop-up, molto temporaneo, dove alcuni negozi piccolo (le famose start-up) proponevano I loro prodotti. Ma erano cose da mangiare per lo più al momento, e perdipiù dolci. Sono stata lì 5 minuti e poi basta, ero solo curiosa.
Mentre tornavo indietro ho pensato di andare ad esplorare un paio di aree che attraverso sempre da sopra I ponti. Sotto passa la bike trail (piscta ciclabile) che corre lungo l’Allegheny. Ho fatto delle foto interessanti e sono tornata all’isola "Washington Landing", che in autunno è molto deserta, ma sempre bella. Ci sono tutte le ville dei ricchi ricchi (I giocatori di baseball, per esempio). L’unico locale dell’isola ha appena chiuso per l’inverno e riaprirà ad Aprile. Peccato, am capisco benissimo. Oggi non faceva freddo, am di persone ne passeranno per forza molte meno, quando sarà freddissimo.

Ecco un paio di foto, per darvi l’idea. Sono stata felice di questo “imprevisto”. Molto bello e una biciclettata facile e piatta. Quanto basta!






venerdì 1 novembre 2013

Halloween no grazie


Anche quest’anno ho evitato Halloween. L’ho scampata anche stavolta, anche se forse non avrei dovuto. Alla fine mi resta sempre il dubbio di aver fatto male, a evitarlo come la peste.  Due i motivi per cui anche quest’anno ho saltato: non ho avuto nessuna particolare occasione di festeggiarlo (uno); sto invecchiando e diventando sempre più “grumpy”, ossia scontrosa, rompipalle. Non mi va di vestirmi da idiota, alimentando un business fittizio. È ora di finirla col consumismo! Io mi travesto come e quando lo decido io, solitamente a Santa Beatrice –che non esiste nemmeno, ma si festeggia il 13 febbraio- e nessuno mi deve dire come. Per la cronaca: in quella occasione mi vesto da aviatrice, ma quella è una storia lunghissima. Avrà almeno 20 anni, davvero. E come al solito è colpa sia di mio padre che mi spiega le cose, sia colpa mia che non le capisco e in più le ricordo a modo mio. Ma lasciamo a monte questi dettagli e scendiamo a valle, dove c’è la roba seria.

Oggi vi parlerò di cose un po’ più particolari: non tanto cosa ho fatto, ma perché l’ho fatto. Lascerò fuori tante cose “speciali” che sono tali solo perché avvengono in America e mi concentrerò su piccoli episodi.

Episodio Barbecue. Sabato a pranzo sono andata in un posto un po’ particolare, vicino a casa, con un amico di recente acquisizione. Lui è ingegnere elettronico, mi pare, ed è direttore artistico della sua impresa di macchinari per teatro o performance. Inventa macchine per proiezioni, luci, forse anche suoni… un tipo. Il posto è un ristorante che fa BBQ all’Americana, ossia con la salsa barbecue. Il taglio di carne è la costina di maiale, ma come al solito in America è tutto più grosso. O i maiali sono grandi come persone, o sono persone davvero, o hanno solo le ossa grosse. Il BBQ era molto buono, lo ammetto, ma il posto è notevole perché è  più buffo che buono. È come se si entrasse in un “pizza al trancio”, scarnissimo di arredo se non per un bancone da alimentari, piccolino, con alcune cose da bere e i contorni. I contorni sono la pasta in crema di formaggio per intenderci (rientra tra le cose che mi vanto di non mangiare perché ho deciso di no e basta). Il bancone sta in mezzo. Il lato a destra ha due tavoli, ricavati da superfici orizzontali di vario genere, con sedute di fortuna (o forse non c’erano nemmeno, le sedute). Il lato a sinistra ha un grande camino, che ricorda quello di una casa. Non è un forno, è proprio un camino. Opposto al camino, dietro al bancone, ci sono due tavoli lunghi e unti. In questo spazio, 6 ispanici si muovono velocemente a catena di montaggio, da chi prende i soldi a chi ti prepara il piatto. Non si può scegliere troppo: o prendi la carne, o non la prendi. Puoi avere la salsa piccante, oppure meno piccante. Noi abbiamo ordinato una porzione da dividere, dicendo “da asporto”. Ci hanno preparato un piatto di pplastica, molto precario, tutto intovagliolato. Noi abbiamo ripetuto: da asporto, eh! E loro lo hanno messo in un sacchetto di carta, inutile. Mentre uscivamo, pensavo che l’effetto è un po’ quello di andare a comprare cibo in una autorimessa. Era tutto buono, ma l’effetto era di essere nel posto sbagliato a fare la cosa sbagliata.
Per mangiare il tutto, con le mani, abbiamo attraversato la strada e ci siamo messi in un giardinetto pubblico “spontaneo”. I residenti della zona si sono presi uno spazio abbandonato e ne hanno fatto un piacevole giardino urbano, con sentierini e fiori di tutti i tipi. C’erano delle aiuole bellissime di una pianta che giuravo fosse salvia, e invece no. Però avevano la lavanda vera. Col mio amico, mentre mangiavamo, abbiamo parlato tutto il tempo di cucina italiana, creola e americana, cercando di capire le regionalità di certi piatti e ingredienti. Una conversazione interessantissima, conclusasi con una passeggiata nelle Mexican War streets e con la visita a Randyland, che smontava tutto in previsione dell’inverno. Un paio di dettagli sono riuscita a fotografarli ancora:
 

Episodio Volontariato: ho fatto ancora la volontaria come maschera per uno spettacolo teatrale bellissimo. ONe-woman show, di Kim El, una donna eccezionale. Raccontava la sua storia di difficoltà, imprevisti, dubbi, drammi, depressione… e poi una rifioritura incredibile. Tutto era raccontato in prima persona, attingendo alla sua memoria personale e ai racconti di sua mamma e nonna, anche. Il tema era quello difficile della donna Afroamericana, maltrattata persino dal compagno, che fa un po’ fatica a stare a galle. Ma sempre orgogliosa, fino a che tutto non si risolve con l’aiuto di tanta forza di volontà personale, amici, parenti, e anche uno psicologo. Perché anche se non si è pazzi, a volte un aiuto esterno serve. Una bella lezione di vita! E lei… bellissima e trasformista, con tanti costumi per ogni capitolo della sua storia, e solo una scala che la accompagnava sul palco. Un proiettore proiettava delle foto di lei, nel corso della sua vita.



Episodio Tenda della cucina: settimana scorsa stavo lottando col letto cercando di farlo, usando le lenzuola vecchie, troppo piccole. Siccome un lenzuolo mi si è anche rotto (non è vero… l’ho rotto io…) stavo pensando a cosa fare della bella stoffa, così larga. Siccome è cominciato il freddo e comunque la porta della cucina non ha una porta, ho pensato di fare una tenda della cucina. È stato semplicissimo, anche se ho dovuto fare tutto a mano. Ho comprato una bacchetta di legno, bella solida, per la cima, e ho solo cucito gli orli, facendoli doppi e tripli, a regola d’arte. Vi faccio vedere il risultato “tirato a lato”, visto che ora la tengo così (che è tornato il caldo). Quando è tutta giù è poco ondulata, molto elegante e in tono con le pareti. Il lenzuolo è bianco con delle delicate righe verdi, tutto sommato appropriate.

Episodio The Quartet: finalmente ho visto quel film, che volevo vedere da molto. Noleggiato su youTube, è stata una buona cosa, ma ha confermato che il British English io non lo capisco. Per fortuna c’era tanta ottima musica!



Episodio Carnegie International: giovedì dopo il lavoro sono andata al Carnegie Museum con Marcella, anche per evitare i bambini di Halloween. So che la gente ini studio è tornata a casa prima, pur di essere sulla porta a dare caramelle. Il Sindaco ha ordinato che l’orario consentito (e protetto dalla polizia) era dalle 5:30 alle 7:30.  Io ero al museo a vedere la nuova grandissima esibizione che mi ha lasciato un po’ perplessa, ammetto. Bella, ma troppa roba. Qualche pezzo sicuramente eccezionale, ma in media preferisco la collezione permanente, che per l’occasione l’hanno un po’ concentrata per fare spazio alle opere nuove.
Dopo il museo, tutti al ristorante indiano Yuva, che resta il mio preferito. Ci ho anche portato mamma e papà, un anno e tre mesi fa.
Tornata a casa, ho trovato sulla porta una scatolina con una cupcake dentro, da parte dei miei padroni di casa. Gentilissimi! E ottima colazione, il giorno dopo.

La cupcake era dentro, ma non sono riuscita a fotografarla bene... 
era un po' spiaccicata e non valeva la pena. Però buona dai.

Episodi in cucina: sto diventando bravissima a fare dei pani alle spezie, o con frutta, o con aromi… non mi serve altro che farina (di due tipi diversi) e zucchero. Poi a secondo di quello che trovo in dispensa, la magia avviene. Gli ultimi: al limone e menta uno e alla lavanda l’altro, ma buonissimo anche il mela e cannella di qualche settimana fa.

E ora vi lascio con una carrellata di foto scattate in settimana. Concludendo con il mio zaino, pieno di spille, che ormai non so nemmeno dove metterne di nuove. Viva viva quella di Go Jovanotti Go! Dal mio Cugino preferito, con Signora ;)

Mò vado a prepararmi per il weekend.
Ciao ciao!